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Tanto per sapere

La maschera di cera, recensione e scheda del film

21 Maggio 2011 , Scritto da Stefania S. Con tag #Cinema - trame e recesioni

13002403_284ff7f4bb.jpgRivisitazione dell’omonimo film diretto da André De Toth nel 1953, "La maschera di cera" (titolo originale "House of Wax") del 2005 segna il debutto alla regia di Jaume Collet-Serra.

Scheda e trama del film

Girato tra l’Australia e gli Stati Uniti, il remake, della durata di 108 minuti, si classifica a pieno diritto nel genere horror\thriller per la buona dose di sangue e suspense profusi. Il cast conta, tra le sue fila, per lo più attori giovanissimi, alcuni dei quali alla prima esperienza cinematografica. Ricordiamo tra questi Elisha Cuthbert, Chad Michael Murray, Jared Padalecki e la famosa ereditiera Paris Hilton, qui alla sua prima prova da attrice che le è valsa il premio come Peggior attrice non protagonista nella categoria Razzie Awards del 2006.

La vicenda raccontata prende vita in un'inquietante e lugubre cittadina della Louisiana, la sperduta Ambrose, in cui un gruppo di ragazzi si ritrova quasi per caso, durante una gita fuori porta, dopo aver imboccato una scorciatoia. La comitiva cade ben presto vittima dei disegni omicidi di due fratelli dall’infanzia problematica, tali Bo e Vincent, dediti alla realizzazione di statue di cera fin troppo fedeli agli originali. Queste, infatti, custodivano all’interno i corpi dei malcapitati visitatori dello spettacolare edificio chiamato, per l’appunto, la Casa di cera.

Recensione

Dopo una prima buona mezz'ora, in cui i dialoghi banali e stereotipati dei protagonisti la fanno da padrona, l’azione prende gradatamente quota grazie al susseguirsi ritmato e incalzante dei primi spargimenti di sangue che regalano al pubblico gli immancabili urli di terrore caratteristici del genere.

Da qui, tra brevi accenni agli psicodrammi irrisolti dei fratelli assassini, inseguimenti all’ultimo respiro e generose scene macabre e sanguinolente, il film si avvia a grandi passi verso la conclusione, che appare straordinariamente scenografica quanto ad effetti speciali, ma banale e scontata da un punto di vista narrativo, piegando in direzione di un finale aperto quanto mai prevedibile dagli esperti cultori del genere horror.

Ma, verosimilmente, non è a loro che la pellicola è rivolta, ma a un target di adolescenti, magari neofiti. Da notare, inoltre, la bidimensionalità dei personaggi, i cui tratti psicologici vengono appena accennati laddove un approfondimento avrebbe senz'altro giocato a favore di una maggiore consistenza narrativa.

Molto apprezzabile, infine, la verve degli effetti speciali che fanno assolvere l’appena passabile performance degli attori.

Lecito, in definitiva, considerare La maschera di cera come un film godibile, in cui la trama non brilla certo per originalità e spessore dei contenuti, ma che riesce comunque a catalizzare la giusta dose di attenzione.

candle light

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Le Grand Bleu di Luc Besson, recensione e scheda del film

19 Maggio 2011 , Scritto da Stefania S. Con tag #Cinema - trame e recesioni

3515457647_24acec5928.jpgIl 1988 è l’anno in cui in Francia approda nelle sale cinematografiche Le Grand Bleu di Luc Besson, film in cui il mare con i suoi misteri, le sue bellezze indiscusse e le sue insidie, funge da trait d’union tra i due protagonisti rivali-amici, entrambi amanti delle immersioni. Besson coglie nel segno e il film in breve diventa un vero e proprio cult.

Scheda del film

La pellicola, che rientra nel genere drammatico, è stata girata tra la Francia, gli stati Uniti d’America e l’Italia e conta ben tre versioni di cui una originale di 132 minuti, una americana più breve e un’ultima, la più lunga, di 168 minuti, datata 1998. Nel cast vengono arruolati interpreti del calibro di Jean Reno, coadiuvato da Jean-Marc Barr, Rosanna Arquette e Sergio Castellitto. Ma sono le musiche di Eric Serra a far aggiudicare al film il premio César del 1989 per miglior musica e miglior sonoro. Corre l'anno 2002, quando la pellicola viene finalmente distribuita anche nelle sale italiane, uscita osteggiata da una querelle che ha tenuto banco a partire dal 1988 e che ha visto coinvolto l’apneista Enzo Molinari, riconosciutosi nella versione romanzata e, a parer suo, poco lusinghiera di uno dei due protagonisti.

Recensione

Besson nel film racconta di una rivalità annosa tra i due protagonisti, l’italiano Enzo (Jean Reno) e il francese Jacques (Jean-Marc Barr ). Amanti del mare e delle apnee sin da piccoli, essi si ritrovano da adulti a contendersi il titolo mondiale di immersioni subacquee. L’azione infatti cambia spesso d’ambientazione passando dalla Grecia, al Perù, alla Sicilia, tappe in cui hanno luogo le varie gare che vedono protagonisti Enzo e Jacques. La lente di ingrandimento è posta per lo più proprio sul rapporto tra i due subacquei. Besson consegna al pubblico due personaggi forti, diversi e complementari nello stesso tempo, lasciando che l’introversione irriducibile di Jacques, i suoi silenzi, la sua venerazione per l’acqua e le sue creature, il suo fare schivo e a volte scontroso fungano da perfetto contraltare alla spontanea immediatezza di Enzo, a quella sua sbruffoneria, a quei suoi modi spavaldi e 'caciaroni'.

La fotografia è incantevole, a volte mozzafiato. La scenografia impeccabile e convincente. Un film da non perdere, che accompagna lo spettatore quasi verso una dimensione onirica, e che sembra lasciare in bocca il sapore del mito.

hungry seagulls

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Perché acquistare un olio extra vergine d'oliva IGP?

17 Maggio 2011 , Scritto da Stefania S. Con tag #Ricette e prodotti alimentari

3034475348_28de71cec9.jpgPrima di entrare nel dettaglio dei motivi per cui protendere per l'acquisto di un olio extravergine di oliva a denominazione IGP, è bene spiegare cosa si cela esattamente dietro questo acronimo.

Definizione

IGP sta per Indicazione Geografica Protetta ed è un marchio assegnabile ai prodotti agricoli o a quelli alimentari, come nel caso dell’olio d’oliva. A differenza della certificazione DOP (Denominazione di Origine Protetta), per cui l’intero processo produttivo deve necessariamente essere vincolato ad uno specifico luogo, il marchio IGP prevede invece che solo una e specifica fase di tutte quelle previste in corso di produzione sia legata ad una particolare zona geografica di riferimento.

Al di là comunque delle differenze tra le due denominazioni, quello che conviene rimarcare è che in ambedue i casi si sta parlando della presenza di una vera e propria attestazione di qualità rilasciata e certificata da un organo esterno di controllo, posto a garante dello scrupoloso rispetto delle regole da parte dei produttori.

Perché acquistare un olio extravergine d'oliva IGP?

Cosa troviamo allora nelle nostre tavole?

Senz'altro dell'ottimo olio italiano, nella misura in cui l’Italia vanta da sempre una cospicua produzione di olio di qualità. In particolare, soffermandoci ad analizzare quali sono le regioni in cui la vendita del prodotto conta i migliori risultati, scopriamo che il primato spetta soprattutto alle regioni meridionali, con Puglia capolista seguita a ruota da Calabria e Sicilia. Ma non possiamo mancare di annoverare anche la Toscana che, nel corso del tempo, è riuscita a ritagliarsi un ruolo di tutto rispetto al livello nazionale. Notizie relative alla olivicoltura in questa regione, ci rimandano infatti indietro fino agli etruschi finché tale pratica non ha finito per diventare parte integrante della cultura e del territorio.

Ottimo olio, dunque. Sì, ma attenzione al marchio!

Acquistare un olio extravergine d’oliva proveniente ad esempio dalla Toscana, con su il marchio di Indicazione Geografica Protetta, e portarlo nelle nostre tavole, oltre ad onorare i profumi e i sapori tipici di quella terra, da oggi in poi sapremo che significa consumare un prodotto regionale, significa la possibilità di tracciarne la storia, di identificare la specifica zona geografica responsabile di una delle fasi produttive previste, significa infine consumare in sicurezza un olio nato dal sicuro e garantito rispetto di tutte le norme.

olivas

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Alla scoperta del Parco dell'Etna

17 Maggio 2011 , Scritto da Stefania S. Con tag #Natura e Scienza

6143048337_749d2467c2.jpgÈ il marzo del 1987 quando nella Regione Sicilia viene istituito il Parco dell'Etna. Il Parco nasce con il preciso intento di creare un'area naturale protetta a tutela del patrimonio boschivo e della fauna di tutto il territorio compreso tra la vetta del vulcano e i paesi ubicati alle pendici dello stesso.

In quest’area, suddivisa attualmente in quattro zone principali a seconda del grado di protezione, il Parco si è infatti imposto come obiettivo principale quello di coniugare il quieto vivere degli abitanti di tutti i comuni ai piedi dell’Etna, tra i quali Nicolosi, Ragalna, Zafferana e Belpasso, la salvaguardia del territorio e la promozione oculata e monitorata dell'attività economica derivante dal turismo.

Numerosi, a tal proposito, i motivi d'attrazione. Senza dimenticare i profumi, i sapori e i colori tipici di questo luogo incantato, basti pensare al principale catalizzatore di tutte le attenzioni: il vulcano, infatti, con le sue straordinarie e spettacolari intemperanze, esternate in colate laviche e fontane di fuoco e pietre incandescenti, ha da sempre attirato a sé milioni di visitatori.

Ma la peculiarità del territorio, a cui si può accedere attraverso i vari sentieri esistenti o i tragitti asfaltati, è dato anche dagli animali che vivono attualmente sull'Etna, tra i quali è possibile citare il coniglio, il ghiro, il riccio e l’istrice, la volpe, la martora, il topo e il serpente, (altri invece sono andati scomparendo nel tempo come i cinghiali, i caprioli e i lupi); e dal patrimonio boschivo, che a 2400 metri dalla cima si interrompe. Esso vanta muschi e licheni nelle zone più alte, faggi, castagni e ulivi man mano che si scende verso le pendici. Tipica poi del paesaggio etneo è la ginestra, con i suoi sgargianti fiori gialli.

ginestra
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Torta al cacao senza burro e senza uova

16 Maggio 2011 , Scritto da Stefania S. Con tag #Ricette e prodotti alimentari

5956113352_b33fb94533.jpgFinalmente una ricetta capace di coniugare in un sol colpo semplicità di esecuzione e garanzia di successo, gioia per il palato e basso apporto calorico. Ottima da consumare al mattino con una tazza di latte o come leggero e sfizioso dessert da gustare a merenda. Vediamo subito nel dettaglio quali sono gli ingredienti da utilizzare.

 

 

 

 


Dosi per otto persone:

  • 200 gr di farina
  • 200 gr di zucchero
  • 100 gr di cacao in polvere amaro
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • scorza d'arancia q. b. o essenza
  • latte q. b.

Procedimento:

Accendere il forno e preriscaldarlo ad una temperatura di 180°. Cominciare la preparazione della torta. In una terrina, mescolare insieme la farina, lo zucchero e il cacao amaro con un cucchiaio di legno o una frusta. Aggiungere lentamente del latte e amalgamare bene il composto fino a che non diventi morbido (ma non liquido) e privo di grumi. Completare con la scorza grattugiata di un’arancia o, a discrezione, con delle fiale all’essenza d’arancia. Unire il lievito agli ingredienti e mescolare. Dopo aver imburrato una teglia, versarvi il composto e infornare.

Dopo una cottura di circa 35 minuti, la nostra torta sarà pronta. Non si presenterà alta per via dell’assenza di burro e uova ma avrà un gusto intenso e prolungato. Spolverare sopra dello zucchero a velo e servire.

Spiacente... è finita!

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