Tuccia: la Vestale accusata ingiustamente
Molto sentito nell'antichità, il culto della Dea Vesta era esercitato prevalentemente da sacerdotesse che - per onorare degnamente la divinità - avevano l'obbligo di mantenere intatta la loro verginità.
La pena riservata a chi osava contravvenire a questa unica ma rigida regola era severissima e di una crudeltà estrema.
Corse questo rischio Tuccia, una sacerdotessa Vestale vissuta intorno al 230 a.C. che, nonostante la stima di cui godeva all'interno del collegio, venne ingiustamente accusata di aver violato il voto di castità e la pena decisa per lei e per quanti avessero osato seguito il suo indecoroso esempio consisteva nell'essere sepolta viva.