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Wolves Of Wall Street, recensione

4 Giugno 2011 , Scritto da Stefania S. Con tag #Cinema - trame e recesioni

4446748783_44e7112bd9.jpgConosciuto negli Stati Uniti e in Canada per lo più per aver diretto numerosi film horror con budget molto contenuti, il regista americano David DeCoteau è qui alle prese con un altro thriller movie: “Wolves of Wall Street”.

Scheda e trama del film

La pellicola statunitense, della durata di 85 minuti, viene distribuita nel 2002 e si incastra in più classificazioni di genere, rientrando per alcuni versi nei parametri dell’horror, per altri del mistero e per altri ancora del thriller. La vicenda, ambientata a New York, vede protagonista tale Jeff Allen, qui interpretato da William Gregory Lee, aspirante agente di borsa che riesce ad introdursi nell’ambiente di Wall Street grazie alla preziosa mediazione di un’attraente barista, Annabelle (Elisa Donovan). La giovane donna infatti riesce a rimediargli un colloquio con Mister Dyson Keller in persona, (Eric Roberts), noto e brillante titolare di una fortunata agenzia di brokeraggio che offre a Jeff l’opportunità di intraprendere la carriera che da sempre lo appassiona. Una volta al lavoro, il ragazzo comincia ad ottenere i primi successi, familiarizza con i colleghi esperti e conquista il cuore dell’affascinante Annabelle, arcadica situazione che si rivelerà ingannevole e dai risvolti inquietanti. Infatti Jeff in realtà è finito nelle mani di un pericoloso branco di licantropi che va in giro sotto le mentite spoglie di rispettabili agenti di borsa con tanto di giacca e cravatta.

Recensione

La critica e il pubblico sembrano essere d’accordo: “Wolves of Wall Street” non convince. Il prodotto, che in modo concorde viene definito generalmente di serie B, pecca già da un punto di vista della trama, affatto originale e quanto mai prevedibile, con personaggi stereotipati e piatti, cementificati e senza slanci vitali. Qualcosa da eccepire anche nella qualifica di horror, davanti alla quale i cultori del genere non possono che trovarsi spiazzati. Gli ingredienti in effetti sarebbero tutti presenti, tra lupi mannari, plumbee atmosfere e sanguinolente minacce. Peccato che per lo più essi rimangano soltanto accennati, quasi sullo sfondo. I dialoghi inoltre sono banali, quasi elementari, per nulla incisivi, scevri di qualunque forma di pathos. Gli attori infine non brillano, schiacciati da una trama leggerissima che lascia loro troppo poco spazio per lasciare un segno.

NYSE, Wall Street

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